Il treno: due viaggi, due realtà

Questa è l’era del viaggio signori e signore. L’epoca gloriosa dei mezzi di trasporto, della tecnologia, degli strumenti di comunicazione universali. La politica, internet e i giornali ci dicono “Siate cittadini del mondo e varcate le colonne d’ Ercole con la mente e con il corpo”. Se non viaggiamo ci sentiamo limitati nel nostro piccolo orizzonte di riferimento e, se vale il binomio “viaggio-cultura”, rimanendo chiusi nelle nostre case rimarremo ignoranti, bloccati ad uno status culturale indegno di una società senza confini quale è quella che ci viene proposta. Allora muoviamoci, alziamo il nostro posteriore dal letto e guardiamoci intorno, per scoprire cosa c’è da scoprire.

Nel corso dell’ultimo anno mi sono trovata spesso a contatto con un mezzo di trasporto tanto vecchio quanto innovativo: il treno, questo mostro su rotaie che collega il sud con il nord, l’est con l’ovest, il mondo civilizzato con quello che credevamo di dover civilizzare. Il treno, che ad ogni tratta ci dice che siamo tutti uguali, che tutti meritiamo di muoverci e di godere dei progressi della tecnica per sentirci parte di un mondo più grande, più esteso, più vicino di quanto pensassimo. Eppure, la realtà è molto diversa e forse, proprio il treno è il simbolo di questa diversità. Vi è mai capitato di fare un viaggio di andata in prima classe, magari in una carrozza riservata al silenzio, su un treno che sfreccia ad alta velocità, dove le hostess e gli steward ben vestiti vi portano garbatamente giornali e snack dolci o salati, vi offrono il caffè e sono pronti a fornirvi le risposte ad ogni vostra domanda? Sicuramente, anche in questi tempi di collasso economico, almeno 2 persone su 3 avranno provato questa emozione. Ci si sente al centro di un sistema innovativo, cullati dal rumore delle rotaie, preparati alla vita del futuro e parte di un presente pieno di eleganza, gentilezza, collaborazione e rispetto reciproco. E’ una realtà affascinante senza dubbio. La prima volta che presi un treno veloce mi sentii coccolata e molto, molto impegnata. Si perché su questi treni la gente che si incontra è quasi sempre ben vestita, con in mano una ventiquattrore, un pc di ultima generazione e due cellulari che squillano all’impazzata. Si ha la sensazione che, in quei momenti, l’economia di un paese stia viaggiando ad altissima velocità, con tutti quei lavoratori super impegnati che muovono idee, imprese e soldi contemporaneamente. E’ una sensazione rassicurante che ti fa sentire parte di una macchina in pieno movimento, inarrestabile e sicura.

Se però il vostro viaggio di andata ad alta velocità è costato troppo e per il rientro a casa non avete problemi d’orario, vi troverete magari a prendere il primo treno che passa e che costa meno della metà del precedente. Sarà un treno di trent’anni fa, che cammina su rotaie e non corre, che non ha il Wi-Fi per i passeggeri e neppure le prese per attaccare il carica-batterie del cellulare durante il viaggio. Magari questo treno non avrà neanche le carrozze larghe con due poltrone per lato belle comode e con i sedili in similpelle come il precedente; avrà forse le vecchie cabine a 6 posti, dove i sedili saranno sepolti sotto strati di polvere e storie di antichi passeggeri. Niente hostess e niente steward, lì non servono. Ci saranno magari dei controllori che, con fare un po’ prevenuto, vi sveglieranno bruscamente qualche secondo dopo che vi sarete addormentati, per chiedervi di esibire il vostro biglietto. Il tempo su quei treni non passa mai e le persone che si incontrano non hanno sempre i loro bei cellulari e le loro bellissime ventiquattrore. Magari, come è successo a me, vi capiterà di viaggiare in una carrozza da 6 persone insieme ad una famiglia di 9 persone, venute da lontano, con bagagli che occupano altre due carrozze e una bellissima bambina di 6 anni che porta con sé un grande barattolo di vetro pieno di olive in salamoia e un pupazzetto liso e sporco posato sopra. Vi sorrideranno e vi racconteranno la loro storia, che forse vi colpirà molto più dei racconti dei manager che avevate incontrato all’andata sul vostro treno fiammante. Oppure capiterete in cabina con una coppia di anziani che vi faranno tenerezza e rabbia insieme. Saranno “caciaroni” e un po’ restii a far silenzio durante il viaggio, ma li vedrete deboli e soli, con valigie rammendate negli anni e gli occhi tristi di chi aspettava un futuro che non è mai arrivato. Giungerete a destinazione ad un orario certamente diverso da quello previsto nel biglietto e, contrariamente al primo viaggio, sarete un po’ più felici di scendere dal treno e un po’ più tristi per averlo preso.

E’ proprio vero che viaggiando si accresce la propria conoscenza. In uno stesso Paese, nel percorrere lo stesso tragitto si vedranno due Italia diverse, una che corre e l’altra che rallenta, una che vive e l’altra che si trascina sulla vita, una che muove l’economia e l’altra che la subisce. Il problema che vi troverete allora ad affrontare al vostro rientro a casa sarà quello di capire qual è il Paese reale che avete incontrato. Sarete catapultati in due mondi e in due visioni diverse della vita e tutto ciò che vi rimarrà a fine giornata sarà il dubbio che entrambe siano realtà ed entrambe siano finzione. Così vi troverete a chiedervi a quale delle due situazioni affiancarvi, a quale delle due appartenete e a quale delle due vi conviene guardare per farvi un’opinione di quello che è il mondo d’oggi e il vostro orizzonte di riferimento. E’ tutta una questione di scelte e d’opinione, non neghiamolo. A fine giornata sarete in bilico e starà solo a voi stabilire qual è veramente l’Italia che avete tra le mani.

One thought on “Il treno: due viaggi, due realtà

  1. Ho trovato la metafora del treno molto azzeccata ed anche originale per descrivere la realtà socio-economica del nostro Paese. Un Paese che è ormai diventato bipolare sotto il profilo della rappresentazione delle fasce sociali che lo compongono: una ristretta fascia di persone che su quel ipotetico treno fanno il viaggio di andata e l’altra fascia molto più numerosa di persone che fanno il viaggio di ritorno su un diverso treno. Due diverse popolazioni che non si incontrano, che esprimono condizioni di vita sostanzialmente diverse.
    Una però è rappresentativa di una classe sociale benestante o ricca che però non è lo specchio della società italiana; ne esemplifica una quota parte assolutamente minoritaria (per carità, nulla contro chi si può permettere il treno ad alta velocità, nulla contro chi ha responsabilità gestionali di problematiche di alto profilo economico, culturale, politico, imprenditoriale ecc. e che ha redditi di alto rango).
    L’altra è espressione dell’Italia divenuta in pochi anni povera, o addirittura sotto il limite della povertà conclamata; dell’Italia maggioritaria, dove la middel class , un tempo largamente rappresentativa della nostra società, si è drasticamente ridotta ed ha virato non verso il treno dell’andata ma purtroppo verso il treno del viaggio di ritorno.
    Brava Roberta. Sei una ragazza in gamba.

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