AVEVO UN SOGNO TANTO TEMPO FA

“Avevo un sogno tanto tempo fa”. É una frase che almeno una volta nella vita ognuno di noi ha ripetuto a se stesso in silenzio. Io me la sento ronzare nella testa a momenti alterni, come un tarlo che appare e scompare senza preavviso. A volte desiderato, altre volte, sempre più spesso, inarrestabile e fulmineo.

Ci chiediamo continuamente quale sia il senso del nostro passaggio su questa dannata e benedetta terra e il cielo o chi per lui non ci offre indizi convincenti. Eppure, nel mio piccolo, da emigrante dei miei sogni d’infanzia, credo sempre che qualcosa in fondo al tunnel mi stia aspettando. Non è un Dio cristiano, né di qualunque altra estrazione e non è la fatidica e ormai vetusta morte che sembrerebbe essere l’approdo più sicuro. È, piuttosto, la certezza ineffabile della vita che mi sorprende ogni giorno. Il senso di appartenenza a qualcosa di più grande di me, della mia piccola visione del mondo. Svegliarsi al mattino con la convinzione assoluta che il mio presente è già quel futuro che desideravo e che il tempo, questo infausto nemico, scorre infischiandosi della mia approvazione.

Mi torna alla mente quando da adolescente avvertivo l’amara sensazione di paura che scorre lungo la schiena quando ci si scontra con l’idea delle innumerevoli perdite che si succederanno nel corso della vita. Era una sensazione di dolore intimo e profondo, un fuoco di vigorosa e sconcertante tristezza.  Oggi la perdita non mi spaventa più. L’ho provata spesso e malvolentieri. Mi ha invasa più di una volta con una forza disarmante. Ne ho colto il buono, dietro l’oscurità di cui si ammanta. La frase “Si chiude una porta e si apre un portone” è retorica pura, questo è certo. Eppure, spalancando le mie finestre ogni mattina mi sento pronta per la perdita che certamente giungerà e per il guadagno che ne deriverà subito dopo.  Ho imparato che ad ogni segno meno corrisponde un segno più qualche centimetro avanti. Le persone che mi sono lasciata alle spalle, le situazioni abbandonate, le scelte disattese, le promesse frustrate e quei maledetti sogni che sembrano oggi così lontani e stanchi. Non mi ferisce ormai il pensiero della sconfitta. Tutto quello che non c’è più mi porta a guardare quello che potrebbe ancora esserci e quello che già mi porto addosso con un po’ di malizia e un appagante desiderio.

Crescere vorrà forse dire sacrificare piccoli pezzi di se stessi per riuscire a viversi intensamente? Può darsi. Io ci sto provando e ogni giorno trasformo la sconfitta nella prospettiva di una nuova occasione da cogliere. Alla fine del tunnel non so cosa ci sia, ma credo che mi attenda il senso di pienezza di una vita da affrontare a testa alta. Avevo un sogno tanto tempo fa e quel sogno si rinnova ogni secondo, insaziabile e vivo, esattamente come me.

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