LA GRECIA OLTRE LA DEMOCRAZIA

Un No urlato con veemenza è il trionfo di un Si che annuncia una nuova epoca, un nuova battaglia e, forse, nuovi idoli. “La Democrazia ha vinto”, sento e leggo da questa mattina. Eppure non sono del tutto convinta che sia Democrazia la chiave per leggere in positivo la scelta affermata dal popolo greco.

Questo No rappresenta, a mio avviso, l’esaltante vittoria di qualcosa che va oltre la democrazia, che sorpassa a tutta velocità persino la libertà. L’era moderna ha dato a tutti modo di verificare quanto la difesa senza scudi della Democrazia abbia condotto, in realtà, all’avvilita e frustata accettazione di un concetto politico e filosofico senza contenuti. Democrazia finita o forse mai veramente iniziata. Usata e corrotta come una corda sfilacciata. Nell’era del capitalismo – che poi coincide paradossalmente con quella dell’affermazione più compiuta della moderna Democrazia-, si ha il trionfo di quest’ultima illusoria parola, con tutte le utopie, compresa quella di libertà, che la democrazia si porta dietro.

Oggi, soltanto chi riesce, come l’antico e a questo punto anche moderno greco, a distaccarsi dalla realtà superficiale può vedere chiaramente che non c’è libertà vera senza limiti, non c’è Democrazia senza qualcuno pronto a diventare leader, non c’è pace senza un nemico da combattere. Ecco perché l’uomo veramente libero si trincera in casa propria certo dell’arrivo di colui che lo priverà della sua stessa libertà e che spesso e volentieri prende il volto dello Stato. L’uomo veramente libero è cosciente dell’illusione della sua libertà e proprio per questo continua a difenderla, nonostante i Governi declamino che “la libertà è conquistata, che il mondo è salvo e che la democrazia ha trionfato”.

La realtà, hegelianamente parlando, si nutre di contraddizioni e tutti coloro i quali osannano nella confusione delle bandiere svolazzanti un ideale conquistato non riconoscono le infinite insidie che si celano dietro quello stesso ideale e quella medesima conquista.

Mi sembra che rimanga intatta l’immagine antica del pensatore esiliato dal mondo, lontano dalla massa e dall’esaltazione entusiastica di qualsiasi realtà data.

Si può rendere schiavo un corpo, così come si può rendere schiava una convinzione; schiavi delle certezze diffuse, schiavi delle conquiste ottenute, schiavi della realtà scontata. Per tutti questi motivi sono convinta che la vincitrice di ieri e di oggi non sia la Democrazia o la Libertà, bensì la Critica, la capacità intellettuale di esaminare e valutare i contesti distinguendo il vero dal falso, il certo dal probabile: quella che Kant definiva come processo attraverso il quale la ragione umana prende coscienza dei propri limiti.

La Critica, baluardo che emerge come vero e unico idolo sopravvissuto al tempo, alla guerra e alle false utopie.

Raro ma ancora potente e invincibile.

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