L’Italia che resta andando via

Ho immaginato di avere un figlio, grande, bello, pieno di vita e di rancore, com’ è giusto che sia. Ho immaginato di averlo di fronte, con troppi sogni e nessuna realtà tra le mani. Ho immaginato di dirgli qualcosa di importante, per rassicurarlo o per rassicurare me nel momento in cui avanzerà la richiesta di scappare dall’Italia e, paralizzato tra “voglie alternate di andare e restare”, mi porterà a fare i conti con il dolore. Gli direi, forse, che gli succederà, a volte, durante il suo viaggio, di rimanere immobile accanto ad un pensiero.

Mentre camminerai per strada, figlio mio, o sarai preso dall’alcool e dalla conversazione in un locale qualsiasi.

Ti capiterà durante una giornata come tante, mentre assapori il gusto della libertà. Nel bel mezzo del tuo cammino ti sorprenderai ad avere davanti alla mente l’origine da cui sei partito, il porto dal quale hai, per tua sola scelta, deciso di salpare. Partire da italiano sarà diverso dal partire in generale. Non te ne accorgerai finchè non arriverà dirompente uno di questi momenti e ti bloccherai, ti fermerai dinanzi ad uno specchio o sul viso di qualcun altro.

Sarai come tanti partiti verso altri luoghi del mondo perché curiosità e noia hanno avuto la meglio sulle radici e dovrai confrontarti con la tua italianità, con il tuo Essere italiano. Scoprirai che il piacere più grande del lasciare l’Italia sarà quello di poter pensare all’Italia. Guarderai negli occhi di uno straniero il balenante entusiasmo per aver intuito in un attimo la tua provenienza. Rimarrai sorpreso quando noterai il suo piacere nel dire “Sono stato in Italia una volta” e assaporerai quel momento in cui ti accorgerai che freme dalla voglia di descriverti i posti che ha visto, le persone che ha conosciuto e quanto l’Italia rappresenti per lui un meraviglioso incanto.

Ti capiterà di credere che ci si può voler bene da italiani fuori dall’Italia e solo fuori, lontano dal frastuono dei lamenti, lontano dagli avvilimenti di un Paese frantumato in mille pezzi, distante dalla politica, dai dibattiti, dalle tragedie e dal giornalismo fanatico della mediocrità. Imparerai a volerti bene da italiano quando sarai colto dall’eccitazione di scoprire il privilegio della tua condizione. Nato in un Paese disgraziato, dannatamente gravido di bellezze incomprese, melanconicamente prigioniero di se stesso e della sua necessità di miseria.

Ti scoprirai ad amare l’Italia con gli occhi di chi non vuole conoscerla troppo in profondità, di chi vuol prenderne le distanze, di chi vuole confessarne soltanto il bello; quel bello che si camuffa dietro squallide ipocrisie del momento, dietro indignazioni sociali fasulle, dietro macchie indissolubili di delusioni accusate. Ti innamorerai dell’Italia come di una donna lasciata per troppo amore.

Ti succederà, credimi, di porre fine ad una storia importante perché la gelosia, la rabbia per tutti quei difetti mai sanati o la pretesa sempre disattesa di un cambiamento ti porteranno ad odiare la tua donna, fino a rifuggirla. Avrai condiviso tutto con lei, il letto, il piatto, lo spazzolino e il water. Avrai spartito persino il dolore guardandola negli occhi; quello stesso dolore che si prova quando si è immersi nel verde di una collina italiana, nel sud del sud del mondo, nel mezzo del tramonto di una mente e di un paesaggio. Un italiano vive così, inabissato nella sua condizione di amante disincantato e disilluso, frustrato da un desiderio mai appagato, debilitato dall’amara constatazione della realtà e della sua inquietudine.

Lasciare l’Italia sarà per te come lasciare quell’amore troppo forte da poter essere sopportato. Sarà quel troppo a portarti a rinnegare la pace e la serenità della tua mente e del tuo cuore. Allontanarsi dall’Italia vorrà dire per te scappare dalla tua famiglia, dal tuo piccolo centro di provincia, dalla bellezza e anche da me, che come questa terra ti ho dato tutto, finanche la libertà. Te ne allontanerai soddisfatto del tuo coraggio, per poi scoprirti, qualche tempo dopo, capace di apprezzarne il bene, il buono, il brillante e l’appagato. Ti ritroverai a dirti ad alta voce orgoglioso di tutto, del cibo e del buon vino, delle montagne e di quel mare poveretto, delle tavolate numerose, dei matrimoni caciaroni, di una fratellanza fatta di parolacce e gestualità sproporzionata.

Ti penserai fiero di quel buon gusto mai casuale, della passione all’italiana, di una rotondità musicale che solo i cantautori della tua infanzia sanno donare, di quel cinema povero di denaro ma sovraccarico di filosofia e di quella complicità evanescente che può crearsi unicamente tra te e la tua terra madre. Sarai sorpreso di sederti davanti alla tua italianità con occhi soddisfatti, con ardore, con vivace arroganza. È allora che ti dimenticherai di tutto, delle promesse disattese, del governo ladro, di una Padania che c’è ma non si vede, di Roma ladrona, di un sud strapazzato, di una cocciuta omertà, del tasso di disoccupazione troppo alto e di quei tristi cervelli in fuga. Ti scorderai persino di quel pranzo che ho cucinato male, di quell’autostrada mai finita, di un ponte crollato e di tutta quella storia abbandonata all’inerzia; ti lascerà il pensiero di un Paese in crisi dalla nascita proprio come te, dove la bellezza cade a pezzi e con lei l’orgoglio di donne e uomini stanchi e sfibrati.

Il brutto diventerà per te il segno di una singolarità, ne abbraccerai i contorni sfumati allontanando i dettagli spossanti dalla tua memoria. Ti innamorerai di nuovo della gente, di quel pettegolezzo dissacratore, delle domeniche in Chiesa perché “Dio ci perdoni”, dell’ira davanti alla tv per quelle partite truccate, della cattiva informazione e di tutte quelle voci differenti attorno a problemi reali e irreali a cui non segue mai niente. Ti piacerà persino quell’ipocrisia tutta italiana di chi si indigna in un salotto nell’impeto di una discussione accesa e poi rimane chiuso in casa mentre altri sfilano per lui in segno di protesta, commemorando una dignità sfinita.

Ti succederà, nel viaggio, di ritrovarti in casa di qualcuno conosciuto per caso a guardare foto dell’Italia scattate nella sua autentica, mistica sontuosità; vorrai sederti e rimanere fermo lì su un divano, assaporando ogni immagine di quell’Italia così perfetta, così pura nella magnificenza della sua cucina, nella benevolenza dei suoi palazzi e delle sue albe,  nell’ignoranza sapiente delle sue campagne e nel fascino indiscreto di una borghesia che sopravvive anche alla storia, al denaro, alle banche.

Ti accadrà di innamorarti ancora di quella donna che tanto hai disprezzato, umiliato, mortificato e avvilito. Ti ritroverai a pensarla per settimane, per mesi, per anni. Vorrai raccontarla ad uno sconosciuto, per il solo gusto di poterne parlare. Succederà di provarne rimpianto e compassione, non nostalgia. Rimpiangerai quell’amante passionale, compiangerai le sue virtù e persino i suoi difetti. La ricorderai come una fata, senza controindicazioni, senza rancori, senza sbavature. Ti capiterà di volerla possedere ancora, immobilizzato dalla paura di  voler fare il primo passo per riavvicinarti a lei, perché saprai perfettamente che, riavvicinandoti, sarai costretto a riscoprirne il peggio, l’incuria, il grado di differenza da tutte le altre donne e vorrai fuggirla di nuovo, senza pietà, paura o pentimenti.

Vorrai stare a guardarla per ore nei tuoi ricordi, fermandoti di tanto in tanto a chiacchierare di lei con chi l’ha conosciuta diversamente da te, solo in superficie. Non proverai gelosia sentendo che qualcuno l’ha amata senza vergogna, l’ha desiderata senza toccarla mai veramente: l’ha solo guardata e se ne è innamorato. Saprai che è la tua Italia, quel Paese che ti ha dato famiglia, nome, etichetta, eccesso e fantasia, mentre contemporaneamente riusciva a toglierteli.

Sarà l’Italia che amerai soltanto da fuori, scrutandola come un involucro di semplice e straordinaria unicità. Sarà l’ebrezza del distacco a far rinascere in te passione, desiderio, illusione, ma amore sincero, infantile e tenero.

Ti capiterà di sorridere pensando a me e a quel bel Paese che con me ti ha dato la vita. Nulla più di questo ti farà sperare di non tornare mai e sarà proprio tutto questo, figlio mio, che ti porterà a tornare ancora.

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